Nel panorama della pianificazione finanziaria, le polizze assicurative rappresentano uno strumento molto utilizzato ma, allo stesso tempo, di difficile comprensione per la maggior parte degli investitori. Non si tratta infatti di semplici meccanismi di protezione contro eventi avversi, ma di soluzioni strutturate e complesse che integrano finalità assicurative, di investimento e risparmio. Questo articolo si propone di fare chiarezza sul funzionamento di questi strumenti analizzandone la struttura, le principali caratteristiche e i rischi connessi, con l’obiettivo di offrire al lettore una chiave di lettura più consapevole ed efficace.
Introduzione: che cos’è una polizza assicurativa
Una polizza assicurativa è uno strumento attraverso il quale una compagnia di assicurazione si impegna ad assumere un rischio legato al verificarsi di uno o più eventi futuri ed incerti, dietro le ricezione di un pagamento, definito premio assicurativo. Con la stipula del contratto, il soggetto che lo sottoscrive trasferisce il rischio alla compagnia assicurativa, ottenendo così una forma di protezione economica contro eventuali danni o perdite future.
Il Codice Civile italiano, a seconda della tipologia di rischio considerato, distingue i contratti di assicurazione in due grandi categorie (Rami):
Ramo danni
A questa categoria appartengono tutte le assicurazioni che tutelano l’assicurato contro eventi imprevisti in grado di causare un danno economico, escludendo esplicitamente i rischi legati alla vita umana. Il principio alla base delle assicurazioni danni è quello indennitario, secondo il quale, in caso di sinistro, l’assicurato viene risarcito per il danno subito, senza possibilità di trarre profitto dalla copertura. Queste polizze non offrono quindi una prestazione certa a scadenza, ma si attivano solo nel caso in cui si verifichi l’evento assicurato. Tra le assicurazioni ramo danni rientrano ad esempio la responsabilità civile, le assicurazioni incendio-scoppio degli immobili, e così via.
Ramo vita
Sono contratti che offrono una prestazione economica legata alla durata della vita dell’assicurato. A differenza del ramo danni, che copre eventi fortuiti ed imprevedibili, le polizze vita si basano su eventi certi (come il decesso) o probabili (come la sopravvivenza oltre una certa età), ma con tempistiche incerte.
La categoria su cui ci concentreremo in questo articolo è quella relativa alle polizze ramo vita essendo un prodotto spesso proposto ai risparmiatori proprio per la loro capacità di associare ad una componente di rischio attinente alla vita umana, anche una componente finanziaria.
Cosa sono le polizze vita
Il primo aspetto che ogni risparmiatore dovrebbe avere chiaro prima di approcciare questa tipologia di strumenti è la distinzione tra polizze a rischio puro e polizze con contenuto finanziario. Mentre le prime hanno come unico obiettivo quello di trasferire un determinato rischio alla compagnia assicurativa (ad es. il decesso dell’assicurato) dietro il pagamento di un premio, la seconda tipologia prevede che i premi versati siano investiti nei mercati finanziari, al fine di generare un rendimento. Nonostante le polizze a contenuto finanziario comportino quindi un rischio aggiuntivo associato alla componente investimento, sono ad oggi tra i prodotti più consigliati ai risparmiatori da parte di banche e reti di distribuzione che, come vedremo nel seguito, guadagnano non poco dai costi associati a questi strumenti.
Una distinzione importante da fare in merito alle polizze vita è associata al rischio demografico per le quali vengono stipulate e per il quale possiamo individuare le seguenti forme assicurative:
Polizze caso morte
Fanno parte di questa categoria tutte le polizze che coprono il rischio di decesso dell’assicurato durante il periodo di validità del contratto. La durata del contratto assicurativo può essere limitata ad un determinato numero di anni (si parla in questo caso di polizze temporanee) oppure essere indefinita, ovvero la polizza può durare per tutta la vita dell’assicurato (si parla in questo caso di polizze a vita intera). Un esempio di questa tipologia è la polizza TCM (temporanea caso morte), ovvero una copertura assicurativa a rischio puro che paga un capitale ai beneficiari solo se l’assicurato viene a mancare durante il periodo di validità del contratto.
Polizze caso vita
Appartengono a questa categoria tutte le polizze che coprono dal rischio di sopravvivenza, ovvero che l’assicurato sia ancora in vita alla scadenza del contratto. Anche in questo caso il contratto assicurativo può durare un determinato numero di anni (polizze temporanee) oppure per tutta la vita dell’assicurato (polizze vita intera). A differenza della polizza caso morte, che ha funzione protettiva per il rischio di decesso, la polizza caso vita è orientata a costruire un capitale cui attingere a partire da una certa data futura. Per questo motivo le polizze caso vita sono assimilabili ad un piano di risparmio e vengono principalmente utilizzate ai fini previdenziali (ad es. i PIP, piani individuali pensionistici).
Sul mercato sono presenti anche polizze miste che forniscono, con un medesimo contratto, una doppia prestazione, sia per il caso morte, sia per il caso vita.
Dal punto di vista legislativo, le polizze del ramo vita sono state classificate in sottocategorie per le quali ognuna assolve ad una determinata funzione , come riportato di seguito
.
Le polizze su cui faremo un approfondimento nel seguito dell’articolo sono le polizze rivalutabili di Ramo I e Ramo III, alle quali appartengono la maggioranza dei prodotti ad oggi in commercio.
Le polizze rivalutabili tradizionali
La polizza tradizionale (Ramo I) è un prodotto assicurativo i cui i premi versati vengono rivalutati tramite l’investimento in un portafoglio di strumenti finanziari, gestito separatamente dagli altri attivi della compagnia assicurativa e definito per l’appunto gestione separata. Si tratta quindi di un fondo di investimento in cui confluiscono tutti i premi delle polizze vita, i quali vengono investiti in modo prudenziale ricorrendo a strumenti che offrono rendimenti stabili ed a basso rischio (tipicamente obbligazioni governative). La separazione del patrimonio dagli altri attivi della compagnia aumenta il grado di sicurezza per gli assicurati in quanto, in caso di difficoltà finanziarie, i fondi della gestione separata non sarebbero coinvolti.
Tra gli elementi distintivi dell’investimento in gestione separata, è utile evidenziare i seguenti aspetti:
- I rendimenti ottenuti sono calcolati al costo storico, ovvero vengono contabilizzati al valore di acquisto e non al valore di mercato, rendendo l’investimento immune dalle oscillazioni del mercato, riducendone la volatilità. Ciò vuol dire che se, ad esempio, la gestione separata acquista un titolo obbligazionario ad un valore pari a 1.000€, questo titolo sarà valorizzato sempre a 1.000€ fino alla sua naturale scadenza, anche se il suo valore di mercato dovesse diminuire durante la vita del prodotto (arrivando ad es. a 900€).
- La gestione separata offre il meccanismo del consolidamento delle prestazioni, secondo il quale il rendimento ottenuto in un determinato anno viene consolidato e non può essere perso negli anni successivi.
- In alcuni casi le gestioni separate possono anche offrire un rendimento minimo garantito, pertanto se la gestione in un determinato anno rendesse meno, il rendimento complessivo riconosciuto agli investitori sarebbe comunque pari al rendimento minimo garantito .
In sintesi, le gestioni separate offrono rendimenti stabili grazie all’investimento in portafogli diversificati di obbligazioni il cui rendimento è prevedibile nel tempo. I rendimenti sono legati principalmente alle cedole staccate dalle obbligazioni ed in parte dalla vendita di alcuni titoli. Tuttavia, il rendimento complessivo della gestione non rimane fisso nel tempo in quanto i prodotti obbligazionari arriveranno a scadenza e saranno sostituiti con altre obbligazioni, le quali possono offrire rendimenti molto diversi dai precedenti a seconda delle politiche monetarie in corso. Un esempio di questo meccanismo è quanto è avvenuto negli anni tra il 2013 e d il 2021 quando, in un periodo di tassi negativi con obbligazioni che rendevano poco o nulla, le gestioni separate contenenti obbligazioni di vecchia emissione e con cedole più elevate, potevano godere di rendimenti superiori (fino al 4%) Tuttavia, con la ripresa dei tassi di interesse a partire dal 2021-2022 è avvenuto il meccanismo contrario, ovvero il mercato obbligazionario ha iniziato ad offrire rendimenti nettamente superiori rendendo le gestioni separate meno attraenti e causando in alcuni casi un uscita massiva di capitali da questi strumenti.
Fonte: IVASS – Bollettino statistico – Il mercato assicurativo vita in Italia – Anno XI, Novembre 2024
L’ultimo aspetto da considerare, ma forse il più importante, è associato ai costi di questi strumenti. Negli ultimi anni le compagnie assicurative, per rendere sostenibili questi prodotti, hanno aumentato le commissioni di gestione , hanno inserito importanti penali in caso di uscita anticipata (prima di 4 o 5 anni) oltre ad avere praticamente azzerato il rendimento minimo garantito (che in passato poteva anche arrivare al 3-4%).
Le polizze unit-linked
Le polizze unit-linked (Ramo III) fanno parte della categoria delle polizze con elevata componente di investimento in quanto i premi versati dai contraenti vengono investiti in fondi d’investimento interni o esterni alla compagnia di assicurazione. Pertanto, la prima grande differenza con una polizza rivalutabile tradizionale è associata al maggiore rischio che questi prodotti presentano e quindi all’ assenza di una garanzia di restituzione del capitale. Investendo nei mercati finanziari è infatti chiaro come la valorizzazione di una polizza unit-linked sia esposta alle oscillazione dei prezzi degli strumenti in essa contenuti, aumentando pertanto la volatilità dell’investimento ed il rischio che il capitale possa anche subire un deprezzamento in condizioni di mercato avverse.
Il termine unit-linked deriva dal fatto che i premi versati, al netto dei costi di caricamento (vedi par. successivo), sono trasformati in quote che vengono destinate all’acquisto di fondi comuni di investimento, normalmente interni alla compagnia stessa. A loro volta questi fondi investono nei mercati finanziari acquistando strumenti come azioni ed obbligazioni. Risulta chiaro come questa struttura a scatole cinesi sia del tutto inefficiente in quanto il capitale, prima di poter essere investito nei mercati azionari e obbligazionari effettua una serie di passaggi intermedi con inutili addebiti di costi per ognuno di essi. Non è infatti un caso che strumenti di questo tipo presentino costi ricorrenti fino al 3-4% annuo , oltre a presentare penali in caso di uscita anticipata e costi di ingresso altrettanto elevati.
I costi delle polizze assicurative
Come accennato nei paragrafi precedenti , un aspetto tutt’altro che trascurabile delle polizze vita sono i costi, i quali si articolano in diverse componenti, spesso non immediatamente percepibili dagli investitori, ma che incidono pesantemente sulla performance netta del prodotto. La struttura dei costi delle polizze può essere rappresentata con le voci seguenti:
Costi di caricamento
I costi di caricamento sono trattenute applicate sui premi versati dall’assicurato e vengono sostenuti non appena il capitale viene investito. Questi costi, che rappresentano una voce di remunerazione per la compagnia e per la rete distributiva (banche e promotori), sono spesso concentrati nei primi anni di durata della polizza e possono arrivare oltre il 5% in alcuni casi. Questo vuol dire che se investite ad esempio 100.000€ in una polizza con costi di caricamento del 5%, la banca tratterrà subito 5.000€ e quindi il capitale effettivamente investito sarà pari a 95.000€. Inoltre, in caso di riscatto anticipato, questi caricamenti non vengono restituiti, rappresentando una perdita irrecuperabile per il contraente, soprattutto in caso di uscita anticipata.
Costi di gestione
Una parte rilevante dei costi complessivi deriva dalla gestione finanziaria, che può arrivare a pesare anche per il 2-3% annuo. Nelle gestioni separate i costi di gestione possono essere espressi in cifra fissa (ad es. 1.5% annuale) oppure espressi come percentuale del rendimento della gestione che viene retrocesso agli investitori (se ad es. la gestione separata rende il 3% annuo e l’aliquota di retrocessione è pari all’ 80%, il rendimento riconosciuto agli investitori sarà pari al 2.4%). Nelle polizze unit-linked, la situazione è ancora più complessa perché, investendo in fondi comuni di investimento, questi applicheranno sul capitale investito ulteriori costi di gestione i quali andranno ad aumentare il costo complessivo. Infine, alcune polizze applicano anche una commissione di performance (detta anche commissioni di incentivo) qualora il rendimento ottenuto superi un certo valore soglia.
Oltre ai costi appena citati, molte polizze applicano ulteriori oneri come i costi di switch, ovvero le spese applicate per modificare la composizione del portafoglio tra i vari fondi interni o le penali di riscatto, cioè costi che vengono applicati in caso di uscita anticipata dall’investimento (normalmente elevati all’inizio dell’investimento e decrescenti nel tempo).
Combinando tutte queste voci, il costo complessivo di una polizza finanziaria può facilmente superare il 3-4% annuo. Nella figura seguente si riporta l’impatto dei costi medi dei prodotti assicurativi misurato in termini di reduction in yield (RIY), ovvero in termini di riduzione attesa del rendimento annuo per effetto di tutti i costi che gravano sul contratto a carico dell’assicurato.
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Fonte: IVASS – Bollettino statistico – Il mercato assicurativo vita in Italia – Anno XI, Novembre 2024
Non stupisce come le polizze Unit linked risultino essere i prodotti più costosi, seguite dalle polizze multiramo (assicurazioni che uniscono la componente gestione separata e la componente unit-linked) ed infine dalle polizze rivalutabili tradizionali.
I vantaggi e gli svantaggi delle polizze assicurative
Abbiamo visto nei paragrafi precedenti come le polizze vita siano dei prodotti strutturati di non semplice comprensione, in quanto uniscono la componente puramente assicurativa (rischio decesso e rischio sopravvivenza) ad una componente di natura finanziaria. In particolar modo, quest’ultimo aspetto rende questo tipo di prodotti inefficiente a causa dei costi elevati e dei rischi associati agli investimenti. Tuttavia, le polizze assicurative presentano anche alcuni vantaggi:
Impignorabilità ed insequestrabilità
L’articolo 1923 del Codice Civile, sancisce che “Le somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare” . Questo significa che i capitali assicurativi derivanti da una polizza vita non possono essere pignorati o sequestrati da eventuali creditori, entro determinati limiti e condizioni. Bisogna infatti notare che questa protezione non è incondizionata ma che esistono alcuni casi in cui può non essere applicabile (come ad es. nel caso in cui la polizza non sia stata stipulata in bonis, ovvero prima che il contraente o l’assicurato incorresse in debiti verso dei creditori). Inoltre è importante sottolineare come le polizze a contenuto puramente finanziario come le unit-linked non garantiscano l’ impignorabilità ed insequestrabilità, in quanto assimilate a tutti gli effetti a prodotti finanziari. Il dibattito in merito a questo aspetto è molto attuale e in diverse sentenze la Cassazione si è già pronunciata indicando come impignorabili ed insequestrabili solamente le polizze con contenuto previdenziale (che offrano ad es. la garanzia di restituzione del capitale o un rendimento minimo) e non assimilabili a prodotti finanziari.
Esenzione imposta successione
Uno degli aspetti più rilevanti per il quale le polizze vengono spesso utilizzate è il ruolo che svolgono nell’ambito della pianificazione successoria. Quando si sottoscrive infatti una polizza vita, il contraente ha la possibilità di designare uno o più beneficiari del contratto. Questa semplice scelta ha profonde implicazioni giuridiche in quanto, al momento del decesso dell’assicurato, la compagnia assicurativa liquiderà il capitale direttamente ai beneficiari designati, al di fuori dell’asse ereditario. In altre parole, le somme versate tramite una polizza non vengono sottoposte alla divisione ereditaria prevista dal codice civile e non sono soggette ad imposta di successione. Tuttavia, anche in questo caso è necessario fare attenzione in quanto, se il premio pagato per la polizza risulta sproporzionato rispetto al patrimonio del contraente e si configura così una lesione della quota di legittima, gli eredi legittimari possono comunque agire in riduzione (ovvero reclamare la loro quota spettante). E’ quindi sempre meglio consultare uno specialista prima di effettuare l’acquisto di una polizza con finalità successorie onde evitare di commettere errori che possono rivelarsi anche gravi.
Tassazione differita
Un ultimo vantaggio cui fare riferimento è relativo al differimento delle tasse sulle plusvalenze. Durante la durata del contratto assicurativo infatti, le plusvalenze maturate all’interno della polizza non sono tassate annualmente, a differenza di quanto accade per altri strumenti finanziari. Questo meccanismo, che prende il nome di tax deferral (tassazione differita) consente all’investitore di beneficiare di un effetto capitalizzazione più efficiente, spostando la tassazione solo al momento dell’erogazione del capitale. Purtroppo però, come spesso accade, questo vantaggio fiscale è vanificato dai costi di gestione di questi strumenti che, sul lungo periodo, erodono il capitale impattando negativamente sui risultati a scadenza.
Conclusioni
Le polizze assicurative rappresentano un universo ampio e articolato, che spazia dalla protezione, alla componente di investimento, fino ad arrivare alla pianificazione successoria. Ogni tipologia offre caratteristiche specifiche, vantaggi e limiti da valutare con attenzione. Comprendere realmente come funzionano questi strumenti sotto il profilo fiscale e giuridico è pertanto essenziale per evitare scelte inefficaci o controproducenti.
In questo contesto, il supporto offerto dalla consulenza finanziaria indipendente di Nevist SCF, libera da conflitti di interesse e da logiche commerciali o di prodotto, rappresenta un elemento fondamentale per accompagnare i risparmiatori in un’analisi consapevole di tali strumenti, verificandone la coerenza con i propri obiettivi di vita.
Fonti:
- IVASS – Bollettino statistico – Il mercato assicurativo vita in Italia – Anno XI, Novembre 2024
- Codice Civile Italiano – art. 1923
- Consob – Educazione Finanziaria
- OCF – Albo dei Consulenti Finanziari





