Contesto macroeconomico 2025: cosa cambia per i mercati emergenti
Il 2025 si presenta come un anno di potenziali opportunità per l’obbligazionario dei Paesi emergenti. La moderazione dell’inflazione e l’orientamento più accomodante delle principali banche centrali, come la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea, potrebbero favorire una domanda crescente per i bond emergenti.
Tuttavia, permangono incertezze legate alle politiche commerciali degli Stati Uniti e alla crescita economica della Cina, che potrebbero influenzare i flussi di capitale verso questi mercati. I Paesi emergenti restano comunque realtà eterogenee che meritano ciascuna un approfondimento specifico.
Paesi Emergenti: una panoramica.
I Paesi emergenti sono economie in via di sviluppo caratterizzate da una rapida crescita del PIL, dinamismo demografico e una progressiva apertura ai mercati internazionali. Si collocano a metà strada tra le economie sviluppate e quelle meno avanzate, offrendo rendimenti potenzialmente elevati ma anche rischi macroeconomici e geopolitici superiori.
Attualmente, i mercati emergenti rappresentano circa il 10% dell’indice MSCI ACWI in termini di capitalizzazione azionaria, ma pesano per oltre il 60% della crescita del PIL globale prevista nei prossimi anni.
Tra i principali Paesi emergenti da monitorare nel 2025 troviamo:
Cina: crescita prevista al 4,8%, bassa inflazione e modesto avanzo di partite correnti. Le principali criticità includono tensioni geopolitiche, invecchiamento della popolazione e deflazione interna dovuta alla sovrapproduzione. Elevati i rapporti deficit/PIL e debito/PIL.
India: crescita sopra il 6,5%, popolazione in aumento e inflazione sotto controllo. La bilancia dei pagamenti è in lieve passivo. Anche in questo caso, i livelli di debito pubblico e deficit sono elevati, ma il contesto resta positivo.
Vietnam: con tassi di crescita attesi sopra il 6%, inflazione moderata e una giovane forza lavoro, si conferma tra le economie più dinamiche del Sud-est asiatico. Il paese è classificato ancora come “Frontier” da MSCI ma, in futuro, potrebbe essere promosso ufficialmente a “Emergente”.
Indonesia: economia resiliente, sostenuta dai consumi interni e dalla ricchezza di risorse naturali. PIL in crescita stabile (5%), inflazione moderata. Bassi i livelli di debito e deficit fiscale.
Malesia: forte integrazione nelle catene globali di valore (elettronica), basso tasso di disoccupazione, stabilità monetaria.
Tailandia: economia dipendente dal turismo e dall’export. Crescita moderata, inflazione contenuta; l’instabilità politica rappresenta la sua grande sfida.
Taiwan: leader mondiale nei semiconduttori. Economia avanzata ma classificata come emergente da MSCI. Crescita contenuta, ma surplus strutturale. Debito e deficit molto bassi. Al centro dello scontro geopolitico tra Cina e Stati Uniti.
Corea del Sud: sviluppata ma ancora inclusa negli indici emergenti da MSCI. PIL avanzato, bassa inflazione, elevata competitività industriale.
Filippine: In piena espansione demografica e urbanistica. La crescita supera il 6% con un’inflazione moderata. L’agenda governativa punta su infrastrutture e digitalizzazione.
Brasile: benefici dalla domanda globale di materie prime. Crescita attorno al 2%, inflazione in calo e modesto surplus di partite correnti. Rischio politico e debito da monitorare.
Messico: beneficia del nearshoring USA (molte aziende americane hanno spostato qui le loro produzioni), con crescita stabile attorno al 2,5%, bassa inflazione e un solido surplus di partite correnti. Le sfide restano la corruzione e la sicurezza interna.
Argentina: in piena fase di ristrutturazione economica, con inflazione elevata e deficit strutturali. L’economia è in recessione ma potrebbe offrire opportunità selettive in caso di stabilizzazione politica. Si noti che il Paese attualmente non è incluso nell’indice MSCI Emerging Markets.
Venezuela: pur uscendo dalla fase iperinflattiva estrema, resta in crisi. Il PIL è tornato a crescere marginalmente, ma l’economia è ancora dipendente dal petrolio, con una popolazione in forte calo a causa dell’emigrazione. Il contesto politico rimane autoritario e instabile, e l’accesso ai mercati internazionali è fortemente limitato. Anche il Venezuela è escluso dall’indice MSCI Emerging Markets.
Colombia: Economia basata su materie prime e servizi. Il 2025 dovrebbe vedere una crescita intorno al 2,5% con un’inflazione in rallentamento. Le sfide principali restano sul fronte fiscale, della sicurezza e delle disuguaglianze sociali.
Cile: Tra i paesi più stabili dell’America Latina, nonostante le recenti turbolenze politiche. L’economia resta fortemente legata alle esportazioni di rame. Il PIL cresce lentamente, ma con fondamentali solidi.
Perù: Paese esportatore di minerali, con buone prospettive a medio termine. Politicamente instabile, ma i fondamentali macro rimangono positivi. Nel 2025, l’economia dovrebbe espandersi a un ritmo vicino al 3%.
¹In passato, l’Argentina è stata classificata come mercato emergente, ma è stata successivamente declassata a mercato di frontiera a causa di restrizioni sull’accesso al mercato e altre problematiche economiche.
²Il Venezuela non è classificato da MSCI né come mercato emergente né come mercato di frontiera. La mancanza di dati affidabili e le restrizioni significative sull’accesso al mercato hanno portato MSCI a escludere il Venezuela dai suoi indici.
Sud Africa: stagnazione economica con crescita sotto l’1%, disoccupazione elevata e squilibri fiscali e sociali. Tuttavia, la Nazione arcobaleno resta un hub strategico per il continente africano.
Egitto: L’economia egiziana sta beneficiando delle riforme fiscali e monetarie avviate negli ultimi anni. Sebbene l’inflazione rimanga elevata, il paese mostra segnali di ripresa con una crescita prevista intorno al 4% nel 2025. L’Egitto resta un partner strategico per Europa e Cina sul fronte energetico e logistico. Elevati i livelli di debito pubblico e deficit fiscale.
Russia: nonostante le sanzioni occidentali, registra un forte avanzo commerciale. L’instabilità geopolitica e la decrescita demografica ne limitano però le prospettive a lungo termine. A seguito del conflitto in Ucraina, MSCI ha rimosso la Russia da tutti i suoi indici principali, incluso l’MSCI Emerging Markets, con decorrenza marzo 2022.
Grecia: il turismo e le esportazioni trainano la crescita, mentre la stabilità fiscale migliora gradualmente. Le prospettive restano positive nonostante un debito pubblico ancora elevato.
Turchia: Paese ad alto potenziale ma estremamente volatile. L’inflazione a due cifre e l’interventismo politico in economia limitano l’attrattività per gli investitori esteri. Tuttavia, la sua posizione geografica e il dinamismo del settore privato restano asset strategici.
Ungheria: Crescita moderata con rischi derivanti dalle tensioni con l’UE. Il governo spinge su politiche fiscali espansive, ma l’inflazione rimane elevata.
Repubblica Ceca: Economia orientata all’export, in particolare verso Germania e Francia. Stabile politicamente, con fondamentali macroeconomici solidi e bassa disoccupazione.
Polonia: Tra le economie più robuste dell’Est Europa. Buona crescita del PIL, inflazione in calo e attrattività per investimenti esteri. Restano alcune tensioni con le istituzioni europee, ma il quadro è positivo per gli investitori.
Arabia Saudita: crescita legata al petrolio e ai progetti di diversificazione (Vision 2030) e di riforma. Surplus di partite correnti e enormi riserve valutarie. Contesto politico stabile, ma con restrizioni alla libertà economica.
Kuwait: Elevato tenore di vita e ampie riserve petrolifere. Sta avviando piani di riforma e diversificazione, ma l’economia rimane dipendente dall’energia. Mercato finanziario in graduale apertura.
Qatar: Forte di un surplus commerciale e di ingenti riserve valutarie. Il PIL continua a crescere grazie agli investimenti in energia e infrastrutture. Il contesto politico è molto stabile, anche se la libertà economica è limitata.
Emirati Arabi Uniti: l’economia emiratina resta una delle più dinamiche del Golfo, sostenuta sia dall’export di idrocarburi sia da settori non-oil in forte espansione (logistica, turismo, finanza). La crescita prevista per il 2025 è attorno al 3,5%, con surplus delle partite correnti e bassa inflazione. Gli UAE godono di un’elevata stabilità politica e di un rating sovrano solido; tuttavia, persistono limiti strutturali legati alla diversificazione dell’economia (ancora troppo bassa) e alla dipendenza dal lavoro estero.
I mercati emergenti offrono dunque un mix di rischio e opportunità, ideale per chi desidera diversificare il proprio portafoglio puntando su economie ad alto potenziale di sviluppo. Nevist SCF monitora costantemente i mercati e l’evoluzione dei Paesi emergenti, in particolare i dati macroeconomici e il rischio politico, nettamente più elevato rispetto a quello delle Nazioni sviluppate.
Tipologie di bond emergenti: valuta forte vs valuta locale
A seconda della valuta in cui sono denominati, i bond dei mercati emergenti si suddividono principalmente in due categorie.
La prima è quella delle obbligazioni in valuta forte, emesse in valute stabili come il dollaro statunitense o l’euro. Offrono all’investitore una maggiore protezione contro la volatilità valutaria, ma sono più sensibili alle politiche monetarie delle economie sviluppate. I motivi per i quali una Nazione emergente sceglie di emettere in una valuta forte ma estera sono: 1) finanziarsi a tassi più bassi rispetto a quanto potrebbe fare emettendo in valuta locale; 2) scommettere sulla stabilità/apprezzamento della propria moneta rispetto alla valuta forte; 3) rendere il proprio debito appetibile ad una platea più ampia. Tuttavia, emettere bond in una valuta che non è la propria rappresenta un rischio non trascurabile.
La seconda categoria è quella delle obbligazioni in valuta locale, ovvero emesse nella valuta del paese emittente. L’investitore può essere attratto dai rendimenti più elevati, ma occorre considerare un rischio di cambio significativo; gran parte di esse non è inoltre facilmente acquistabile dagli investitori retail: possono avere tagli minimi elevati e non essere offerte dagli intermediari. Dal punto di vista dell’emittente, indebitarsi in valuta locale è molto meno rischioso, vista la possibilità di generare inflazione, ma comporta maggiori interessi e una platea di investitori più ristretta; l’emittente non può inoltre beneficiare di eventuali apprezzamenti della propria moneta contro quelle dei paesi sviluppati.
Rendimento vs rischio: cosa aspettarsi nel 2025
I rendimenti attesi per i bond dei paesi emergenti nel 2025 sono influenzati da diversi fattori:
- Obbligazioni in valuta forte: offrono rendimenti medi intorno al 7,7%, con uno spread EMBI (EMerging Bond Index) di circa 340 punti base rispetto ai Treasury statunitensi.
- Obbligazioni in valuta locale: i rendimenti variano significativamente tra i paesi, ma in media si attestano su livelli interessanti, soprattutto considerando la possibilità di un apprezzamento delle valute locali.
È importante notare che, sebbene i rendimenti siano allettanti, i rischi già citati, come la volatilità valutaria e le incertezze politiche, devono essere attentamente valutati, sempre nel contesto del portafoglio nella sua complessità.
Strategie operative: come costruire un’esposizione efficiente
Per costruire un portafoglio efficiente nei bond dei paesi emergenti, è consigliabile:
- diversificare: tra valute, Paesi, durate e tipologie di emittente;
- utilizzare fondi ed ETF: strumenti come questi offrono una diversificazione automatica e una gestione professionale;
- monitorare le politiche monetarie: le decisioni delle banche centrali influenzano direttamente i rendimenti obbligazionari;
- considerare la copertura valutaria: per gli investitori più avversi al rischio di cambio, esistono strumenti che permettono di coprire l’esposizione valutaria.
Nevist SCF aiuta i clienti a bilanciare rendimento e rischio attraverso una costruzione rigorosa del portafoglio obbligazionario.
È il momento giusto per investire?
Il 2025 potrebbe rappresentare un’opportunità per investire nei bond dei paesi emergenti, grazie a:
- rendimenti interessanti: soprattutto in un contesto di tassi in calo nei mercati sviluppati;
- possibile apprezzamento delle valute locali: la prevista debolezza del dollaro potrebbe portare ad una maggiore attrattività per le valute emergenti;
- allentamento delle politiche monetarie: che potrebbe sostenere i prezzi delle obbligazioni.
Tuttavia, è fondamentale considerare i rischi associati e adottare una strategia di investimento ben ponderata. In Nevist SCF riteniamo che anche le esposizioni più rischiose possano contribuire alla diversificazione e al rendimento complessivo, se correttamente bilanciate.
FAQ – domande frequenti sui bond dei paesi emergenti
Cosa sono i bond dei paesi emergenti?
Sono obbligazioni emesse da governi o aziende di economie in via di sviluppo, come Brasile, Cina, India o Sudafrica.
Quali sono i principali rischi associati a questi bond?
I principali rischi includono la volatilità valutaria, l’instabilità politica e le variazioni delle politiche monetarie locali.
È meglio investire in obbligazioni in valuta forte o locale?
Dipende dal profilo di rischio dell’investitore. Le obbligazioni in valuta forte offrono maggiore stabilità, mentre quelle in valuta locale possono offrire rendimenti più elevati ma con maggiore rischio.
Come posso investire in bond dei paesi emergenti?
Attraverso fondi comuni, ETF o acquistando direttamente le obbligazioni tramite una banca o un broker.
I bond dei paesi emergenti sono adatti a tutti gli investitori?
Sono più adatti a investitori con una certa tolleranza al rischio e un orizzonte temporale medio-lungo.
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Conclusione
I bond dei paesi emergenti rappresentano una componente interessante per diversificare il portafoglio e ottenere rendimenti potenzialmente superiori. Con una strategia ben definita e una valutazione attenta dei rischi, possono offrire opportunità significative nel 2025. Per una consulenza personalizzata, è consigliabile rivolgersi a professionisti del settore, come Nevist SCF.
Disclaimer: il contenuto presentato è a scopo informativo e non costituisce raccomandazione d’investimento.





