Cos’è l’inadempimento di un bond e perché riguarda ogni investitore
Quando si investe in obbligazioni, si pensa spesso a un rendimento sicuro e a una scadenza prestabilita. Tuttavia, anche i bond possono comportare rischi rilevanti, tra cui il più temuto: l’inadempimento (o default). Ma cosa significa esattamente “inadempimento bond”?
Con questo termine si intende la mancata capacità, da parte dell’emittente, di onorare uno o più obblighi previsti dal contratto obbligazionario: in genere, il pagamento degli interessi (cedole) o la restituzione del capitale alla scadenza.
Per gli investitori retail, spesso attratti da alti rendimenti promessi da alcune obbligazioni, l’inadempimento può rappresentare una perdita significativa. Ecco perché è fondamentale saper valutare correttamente il rischio e affidarsi a società come Nevist SCF, che aiutano a evitare queste situazioni.
La normativa sul default e le differenze tra obbligazioni corporate e sovrane
Nel 2021, Banca d’Italia ha introdotto una nuova definizione di default, allineandosi al Regolamento UE 2018/1845. Un’obbligazione è considerata in default se il debitore non effettua il pagamento entro 90 giorni dalla scadenza (o 7 giorni nel caso di esposizioni al dettaglio), oppure se vi è una ragionevole certezza che non adempirà ai propri obblighi.
In questo contesto è utile distinguere tra:
- inadempimento obbligazioni corporate: riguarda società private, spesso emittenti bond ad alto rendimento (high yield). Il rischio è legato alla solidità finanziaria del singolo emittente.
- inadempimento obbligazioni sovrane: coinvolge Stati. Qui il rischio è connesso alla stabilità macroeconomica e politica del Paese, e alle sue riserve valutarie.
Un default sovrano ha spesso pesanti conseguenze geopolitiche e finanziarie anche di portata mondiale (si pensi al caso della Russia nel 1998 che innescò la crisi del fondo hedge LTCM), mentre l’inadempimento corporate ha conseguenze più circoscritte ma che possono comunque essere deleterie per i portafogli degli investitori retail (vedasi i casi Cirio e Parmalat di inizio millennio).
Casi reali di inadempimento bond: Rickmers e Venezuela
Per comprendere le differenze tra default corporate e sovrano, analizziamo due casi emblematici.
Il caso Rickmers (default corporate)
Rickmers Holding AG era una compagnia di navigazione tedesca, che nel 2014 emise bond con un rendimento allettante dell’8,875%. Tuttavia, nel 2017 l’azienda entrò in crisi, non riuscì a rifinanziare il debito, e dichiarò default. I bond furono deprezzati fino a diventare praticamente illiquidi. Gli investitori retail persero quasi tutto il capitale investito.
Il caso Venezuela (default sovrano)
Diverso è il caso del Venezuela, in default selettivo dal 2017. Lo Stato sudamericano ha sospeso i pagamenti su diversi titoli in valuta estera (in gran parte dollari americani), tra cui i bond PDVSA (la compagnia petrolifera statale). Le cause includono una crisi economica profonda, iperinflazione e sanzioni internazionali. A differenza di un titolo corporate, qui il problema non era legato a un bilancio aziendale, ma alla sostenibilità macroeconomica dell’intero Paese. Gli investitori, in molti casi, sono ancora in attesa di eventuali arbitrati o ristrutturazioni.
Come difendersi dal rischio di inadempimento delle obbligazioni
Prevenire è meglio che curare. E questo vale anche nel mondo degli investimenti obbligazionari. Alcuni strumenti per mitigare il rischio includono:
- analisi del merito creditizio: affidarsi ai rating emessi da agenzie come Moody’s, S&P e Fitch, ma sempre con occhio critico.
- diversificazione: non concentrare eccessivamente il portafoglio su un singolo emittente o Paese.
- monitoraggio costante: anche dopo l’acquisto, è essenziale tenere d’occhio le notizie economiche, gli aggiornamenti normativi e i bilanci degli emittenti.
E, soprattutto, affidarsi a una consulenza professionale come quella offerta da Nevist SCF: analizziamo gli asset dei clienti, segnaliamo loro i titoli potenzialmente a rischio e li supportiamo nella scelta di strumenti coerenti con il proprio profilo di rischio e nella loro corretta pesatura all’interno del portafoglio.
Cosa fare in caso di inadempimento di un’obbligazione
Se si ha in portafoglio un bond inadempiente, le opzioni sono limitate ma esistenti:
- aderire a una class action o a una procedura di ristrutturazione del debito;
- vendere sul mercato secondario, spesso a prezzi molto scontati;
- valutare un’azione legale, soprattutto se si sospetta che ci sia stata vendita scorretta da parte dell’intermediario.
Un supporto legale può essere utile, ma il recupero integrale è spesso improbabile. La prevenzione rimane la strategia più efficace.
Conclusione
L’inadempimento bond è un rischio concreto anche per gli investitori più prudenti; conoscere le regole, capire le differenze tra emittenti, e agire in modo informato sono strumenti essenziali. Nevist SCF è al fianco degli investitori retail per aiutarli a costruire portafogli più sicuri, evitando i titoli che nascondono rischi eccessivi dietro rendimenti allettanti.
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Fonti:
- Banca d’Italia, “la nuova definizione di default”: https://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/normativa/definizione-default/
- IusLetter, “Rickmers Holding AG: un altro default sui bond”: https://iusletter.com/
- Commercialista Telematico, “cosa fare in caso di obbligazioni fallite”: https://www.commercialistatelematico.com/
- Avvocato Civilista Roma, “obbligazioni e tutela del risparmiatore”: https://www.avvocatocivilistaroma.it/
- Bloomberg, “venezuela’s bond default”: https://www.bloomberg.com/





