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PrevidenzaPrevidenza integrativa: come funziona e perché è necessaria

Previdenza integrativa: come funziona e perché è necessaria

Tabella dei Contenuti

Cos’è la previdenza integrativa e perché oggi è fondamentale

Negli ultimi decenni, il contesto socio-economico italiano ha subito trasformazioni profonde che hanno inciso in modo significativo sulla sostenibilità del sistema pensionistico pubblico. L’invecchiamento progressivo della popolazione (con l’aumento della speranza di vita), il calo demografico (secondo gli ultimi dati Istat, nel 2024 ogni donna ha in media 1.18 figli) e l’evoluzione del mercato del lavoro, sempre più caratterizzato da precarietà e discontinuità contributiva, hanno determinato una riduzione delle prospettive pensionistiche per le future generazioni.

A conferma di questa tendenza, la Ragioneria Generale dello Stato, nel suo Rapporto n. 25 del 2024, evidenzia che il tasso di sostituzione per i lavoratori dipendenti privati, ovvero il rapporto tra la prima rata di pensione e l’ultima retribuzione percepita ante pensionamento, è destinato a diminuire progressivamente: dal 72,0% previsto per il 2030, al 61,8% nel 2040, fino al 58,8% nel 2070. Per i lavoratori autonomi, le proiezioni sono ancora più critiche, con un tasso di sostituzione che scenderebbe dal 49,9% nel 2030 al 47,0% nel 2070.

Questi dati sottolineano come la sola pensione pubblica non sia più sufficiente a garantire un tenore di vita adeguato durante la vecchiaia. Diventa quindi necessario affiancare alla pensione pubblica una rendita aggiuntiva, accumulata nel tempo grazie a contributi personali e, in alcuni casi, aziendali. Lo strumento di cui stiamo parlando è la previdenza integrativa, ovvero una forma di accantonamento privato che consente di sfruttare vantaggi fiscali e di personalizzare il proprio piano pensionistico secondo le esigenze e il profilo di rischio del risparmiatore.

Le principali soluzioni di previdenza integrativa: fondi pensione aperti, fondi negoziali e PIP

Il sistema di previdenza integrativa in Italia offre diverse alternative, ognuna con caratteristiche specifiche. Tra le forme più diffuse troviamo i fondi pensione aperti, i fondi negoziali e i pip (piani individuali pensionistici).

I fondi pensione aperti (FPA) rappresentano una delle principali soluzioni di previdenza complementare disponibili sul mercato italiano. Sono strumenti di risparmio a lungo termine istituiti e gestiti da banche, compagnie assicurative o società di gestione del risparmio (SGR), la cui caratteristica distintiva è la versatilità d’accesso: possono infatti aderirvi tutti i soggetti fiscalmente residenti in Italia, sia lavoratori dipendenti che autonomi, ma anche persone che non svolgono un’attività lavorativa, come studenti o soggetti fiscalmente a carico. La sottoscrizione può avvenire individualmente oppure in forma collettiva, se prevista da un contratto o accordo aziendale o collettivo. Un fondo pensione aperto è composto da una o più linee di investimento, suddivise per profilo di rischio: generalmente si va dalla linea garantita (bassa volatilità, con una componente obbligazionaria prevalente) a quella più dinamica (con maggiore componente azionaria, adatta a orizzonti temporali lunghi e a profili di rischio più elevati). Ogni aderente ha la libertà di scegliere la linea più adatta in base alla propria età, situazione lavorativa, obiettivi previdenziali e propensione al rischio. Alcuni fondi prevedono anche opzioni cosiddette “life-cycle”, che modificano automaticamente l’allocazione del portafoglio nel tempo, riducendo gradualmente la componente azionaria con l’avvicinarsi dell’età pensionabile. Un esempio di comparti di investimento di un fondo pensione aperto sono riportate nella seguente tabella, estratta dalla nota informativa del fondo Allianz Insieme:

Tabella 1: comparti di investimento FPA Allianz-Insieme

 

I fondi pensione negoziali (FPN), invece, sono riservati ai lavoratori dipendenti e nascono da accordi collettivi tra sindacati e associazioni datoriali. L’obiettivo dei fondi negoziali è quello di integrare la pensione pubblica con una forma di risparmio previdenziale sostenibile, efficiente e costruita su misura per i lavoratori di uno specifico settore. È proprio questa logica collettiva e mutualistica che consente di ottenere vantaggi economici e operativi che difficilmente possono essere eguagliati da soluzioni individuali. Ogni fondo è legato a un determinato settore professionale (ad esempio, Cometa per i metalmeccanici, Fonchim per i chimici, Fon.te per i lavoratori del terziario). L’adesione può avvenire su base volontaria o tramite meccanismi di adesione automatica (silenzio assenso), ma in entrambi i casi comporta un triplice vantaggio contributivo:

  1. versamento del TFR maturando, in alternativa alla liquidazione futura;
  2. contributo a carico del lavoratore (in percentuale sulla retribuzione, spesso con un minimo fisso);
  3. contributo aggiuntivo del datore di lavoro, subordinato al versamento del lavoratore.

Il contributo datoriale rappresenta un vantaggio esclusivo dei fondi negoziali (non presente nelle forme previdenziali individuali) aumentando significativamente la capacità di accumulo nel lungo periodo. A titolo di esempio si riporta di seguito un estratto della nota informativa del fondo negoziale Fon.te, il fondo negoziale del settore terziario, dove sono riassunte le varie forme di contribuzione:

Tabella 2: forme contributive del fondo negoziale  Fon.te

Uno dei grandi punti di forza dei fondi negoziali è rappresentato dai costi estremamente contenuti: grazie all’assenza di finalità commerciali, all’elevata trasparenza e all’assenza di intermediazione assicurativa o bancaria, le spese di gestione risultano tra le più basse del mercato.

II PIP (Piani Individuali Pensionistici) rappresentano la forma previdenziale di natura assicurativa più diffusa nel sistema italiano di previdenza integrativa. Sono prodotti offerti esclusivamente da compagnie assicurative e assumono la veste di contratti individuali, distinti quindi dalle logiche collettive che regolano i fondi pensione aperti o negoziali. Proprio per la loro struttura individuale e flessibile, i PIP sono spesso considerati uno strumento adatto a chi desidera avere una gestione personalizzata del proprio piano previdenziale, magari associandolo a coperture assicurative sulla vita. Tuttavia, tra le varie forme previdenziali, i PIP sono i meno efficienti a causa dei costi di gestione elevati, derivanti principalmente dall’’investimento dei capitali in fondi interni assicurativi (tipicamente unit-linked o gestioni separate), in base al profilo di rischio scelto dall’aderente.

Per approfondimenti sulle polizze assicurative, leggi questo articolo: Investire in polizze assicurative: vantaggi, costi e rischi da conoscere.

 

A titolo di esempio si riporta di seguito l’estratto della scheda costi di un PIP ad oggi in commercio, dove sono evidenti le varie voci si spesa cui lo strumento è soggetto:

Tabella 3: costi tipici di un PIP

Un modo per districarsi all’interno delle varie forme previdenziali è sicuramente quello di  leggere la documentazione del fondo, come le “informazioni chiave per l’aderente” e la “nota informativa”. In termini di costi, la “scheda costi” riporta normalmente le varie voci di costo del fondo ed il cosiddetto Indice Sintetico di Costo (ISC), ovvero un’indicazione dell’impatto dei costi del fondo sull’investimento nello stesso. L’ISC delle varie forme previdenziali integrative è un parametro che viene monitorato periodicamente anche dalla Covip (Comitato di vigilanza dei fondi pensione), la cui ultima analisi (anno 2024) è riportata nella tabella seguente:

Tabella 4: valori medi dell’indicatore sintetico dei costi (ISC) per comparto e tipologia di fondo previdenziale, dati aggiornati al 31.12.2024 – Fonte: Covip

Risulta evidente da quest’ultima analisi, come i costi minori appartengano ai fondi negoziali ( 0.4-0.7%), seguiti dai fondi pensione aperti (1-1.6%) e infine dai PIP (con costi superiori al 2.5%).

Vantaggi fiscali della previdenza integrativa: un’opportunità ancora poco conosciuta

Uno degli aspetti più interessanti della previdenza integrativa è rappresentato dai benefici fiscali introdotti dalla normativa italiana, proprio per incentivare l’adesione dei risparmiatori.  I contributi versati alle forme di previdenza complementare sono infatti deducibili dal reddito imponibile fino a un massimo di 5.164,57 euro l’anno. Questo significa che chi aderisce a un fondo pensione ottiene immediatamente un risparmio sulle imposte da pagare (ad esempio, un lavoratore con un reddito lordo di 50.000€ che versasse il massimo deducibile di 5.164,57€ euro in un fondo pensione integrativo, otterrebbe un risparmio fiscale di circa 2.000€). E’ importante precisare che nel caso dei fondi negoziali per i lavoratori dipendenti, dove l’adesione al fondo comporta anche il versamento del TFR, quest’ultimo non è deducibile, mentre lo sono i contributi minimi a carico del lavoratore ed il contributo datoriale (la cui deduzione viene normalmente effettuata direttamente in busta paga dal datore di lavoro).

Al beneficio della deduzione fiscale dei contributi, si aggiunge anche la tassazione agevolata sulle prestazioni erogate:  al momento del pensionamento, il capitale accumulato è infatti tassato con un’aliquota che parte dal 15% e diminuisce dello 0.3% per ogni anno di partecipazione superiore al quindicesimo, con un minimo del 9%. Questo aspetto è molto importante ad esempio nel caso del TFR dei lavoratori dipendenti in quanto, se quest’ultimo non fosse versato al fondo ma lasciato in azienda e ritirato alla cessazione dell’attività lavorativa, la tassazione in fase di erogazione sarebbe soggetta all’aliquota IRPEF media degli ultimi 5 anni lavorativi (aliquota minima 23% e massima 43%).

Un ulteriore incentivo è infine rappresentato dalla tassazione dei rendimenti dei fondi pensione, per i quali vige un’aliquota del 20%, anziché del 26% (fermo restando che la componente investita in titoli di stato o appartenenti ai paesi della white list sconta sempre un’aliquota del 12,5%), il che costituisce un vantaggio nella fase di accumulo sul lungo periodo. I rendimenti dei fondi pensione sono facilmente reperibili sul sito della Covip: Commissione di vigilanza sui fondi pensione.

Quando conviene aderire: età, professione e obiettivi finanziari

La previdenza integrativa è uno strumento utile a qualsiasi età, ma i vantaggi diventano tanto più significativi quanto più precoce è l’adesione. Un giovane lavoratore che inizia a versare anche piccole somme mensili può beneficiare dell’effetto dell’interesse composto nel lungo periodo, accumulando un capitale importante in vista della pensione.  Per i lavoratori autonomi e liberi professionisti, spesso esclusi dalle coperture previdenziali più robuste garantite ai dipendenti pubblici o privati, la previdenza integrativa rappresenta uno strumento imprescindibile per compensare le lacune del sistema pubblico. In questi casi, i fondi pensione aperti offrono soluzioni flessibili ed adattabili alle esigenze personali, mentre i PIP risultano inefficienti ed inutilmente costosi. I lavoratori dipendenti, invece, possono sfruttare i fondi negoziali versando un contributo minimo aggiuntivo ed ottenere così anche il contributo del datore di lavoro, rendendo il piano di accumulo ancora più vantaggioso nel lungo periodo. Non meno importante è l’orizzonte temporale: più la data di pensionamento è lontana, maggiore dovrebbe essere l’esposizione verso comparti a componente azionaria più importante, virando su comparti più bilanciati o garantiti solamente quando la pensione è vicina. 

Bisogna infine considerare che la previdenza integrativa, se da un lato presenta i vantaggi discussi precedentemente, comporta anche dei vincoli nella fase di accesso al capitale accumulato, tra cui i principali sono riassunti di seguito:

  • Il montante previdenziale accumulato nel fondo è ritirabile interamente in forma capitale solamente se la rendita ottenuta convertendo il 70% dello stesso risulta inferiore al 50% dell’assegno sociale (pari a 538€ mensili per il 2025). In caso contrario, la quota ritirabile in forma di capitale non può superare il 50%, ed il rimanente 50% sarà obbligatoriamente erogato sotto forma di rendita.
  • Qualora, per far fronte ad esigenze specifiche, fosse necessario ottenere delle anticipazioni di parte del montante, queste sono erogate solo a determinate condizioni e per un determinato importo massimo, come riportato in tabella:

Quanto anticipato può in essere reintegrato in qualsiasi momento, tramite versamenti periodici o in un unica soluzione.

 

Conclusioni: come orientarsi nel mondo della previdenza integrativa 

Costruire una previdenza integrativa è ormai una necessità per chi vuole assicurarsi un futuro stabile e sereno nella terza età. Tuttavia, decidere a quale fondo integrativo aderire non è semplice: occorre valutare con attenzione diversi elementi come i costi di gestione, la composizione del comparto prescelto e la compatibilità con il proprio profilo di rischio. Inoltre, una scelta consapevole passa anche dalla comprensione della propria situazione previdenziale attuale: quanti anni mancano al pensionamento, quanto si è già maturato nel sistema pubblico, quali sono le esigenze future in termini di tenore di vita e qual è il gap previdenziale da colmare. 

In questo senso, la consulenza indipendente di Nevist SCF può fare la differenza, affiancando l’investitore nella valutazione delle soluzioni più adatte alle proprie esigenze ed ai propri obiettivi di vita.

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