Nel 2023 hai messo tutto in azioni, perché le obbligazioni non rendevano niente. Tre anni dopo, lo scenario dei tassi è cambiato: la Banca Centrale Europea (BCE) li ha riportati in territorio positivo e non esclude di alzarli ancora. Il tuo portafoglio è rimasto quello di allora.
Per un decennio, tra il 2015 e il 2022, le obbligazioni sono state uno strumento quasi inutile: tassi a zero, in alcuni casi negativi, cedole simboliche. In quegli anni chi voleva un rendimento reale aveva una sola strada, l’azionario. Poi l’inflazione è tornata a correre, i tassi sono saliti in fretta tra il 2022 e il 2023 e da allora sono rimasti in territorio positivo. Il tasso sui depositi è al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40%. A luglio 2026 la BCE ha lasciato i tassi fermi, in attesa di nuovi dati, senza però escludere un ulteriore rialzo nei mesi successivi. Il confronto tra azioni e obbligazioni, che per anni è stato a senso quasi unico, torna a essere una scelta vera – e conviene saperla fare con dati aggiornati, non con quello che valeva tre anni fa.
Cosa sono davvero azioni e obbligazioni
Comprare un’azione: diventare socio
Un’azione non è un numero che sale e scende sullo schermo. È una quota di proprietà. Comprare un’azione Ferrari non ti dà un’auto – ti dà un pezzetto della società che le costruisce. Se l’azienda va bene, guadagni insieme a lei, attraverso il prezzo del titolo e gli eventuali dividendi. Se va male, perdi insieme a lei. Anche tutto, nel caso peggiore: un’azione non ha una scadenza che ti restituisce il capitale, come invece succede con un’obbligazione.
Un’azione che non paga dividendi e non cresce di prezzo è come un appartamento senza inquilino: lo possiedi, ma non ti porta reddito finché qualcosa non cambia.
Comprare un’obbligazione: fare un prestito
Un’obbligazione è tutt’altra logica. Non diventi socio di nessuno – presti soldi. A uno Stato, a una banca, a un’azienda. In cambio ricevi una cedola periodica e, a scadenza, il capitale indietro. Un BTP non è un parcheggio sicuro per i tuoi risparmi. È un prestito allo Stato italiano: se lo Stato fatica a ripagare, il rischio è tuo, non dello Stato soltanto.
C’è un concetto che spiega quanto tempo ci metti a “rientrare” del capitale prestato, contando anche le cedole incassate lungo la strada: si chiama duration. Più lunga la duration, più il prezzo dell’obbligazione oscilla quando i tassi si muovono. Un BTP a 30 anni reagisce a un rialzo dei tassi molto più di uno a 2 anni – lo stesso meccanismo che ha fatto perdere valore a chi possedeva titoli lunghi durante i rialzi del 2022–2023.
Rischio e rendimento: la tabella comparativa aggiornata
La tabella mette a fuoco le differenze che contano quando devi decidere quanto peso dare a ciascuno strumento. Leggila per colonne: stessa riga, due logiche opposte.
Un rendimento del 26% in un anno accende la voglia di spostare tutto sull’azionario. È esattamente l’errore che la tabella dovrebbe evitare: il rendimento passato di un indice non è una promessa, è una fotografia. La volatilità è il prezzo che paghi per quel potenziale – alta significa montagne russe, bassa significa strada pianeggiante. Le obbligazioni non competono su quella cifra. Competono sulla prevedibilità: sai già, dal giorno dell’acquisto, quanto incasserai e quando, salvo il fallimento dell’emittente.
Perché il confronto è cambiato nel 2026
Per tre anni le obbligazioni sono state la scelta scomoda: rendimenti bassi, mentre l’azionario correva. Quel divario si sta chiudendo. Un BTP a 10 anni emesso ad aprile 2026 paga una cedola del 3,80%, quasi il doppio di due anni fa, secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Anche i mutui a tasso variabile, legati agli stessi tassi di riferimento, sono diventati più cari rispetto al periodo dei tassi a zero – un effetto specchio dello stesso meccanismo che rende le obbligazioni più remunerative.
Nel frattempo l’inflazione resta al 3,0% annuo a giugno 2026, secondo l’ISTAT. Il rendimento reale di un’obbligazione al 3,80% lordo, tolta inflazione e tassazione, resta modesto – ma è decisamente meglio di un conto corrente fermo, che rende zero e perde potere d’acquisto ogni giorno. Secondo Banca d’Italia, le famiglie italiane tengono ancora 1.360 miliardi di euro fermi sui conti correnti – un potere d’acquisto eroso di circa il 15% dal 2022 a oggi. Con i tassi tornati in territorio positivo, quella scelta costa più cara di prima, non meno.
Quanto guadagni davvero: rendimento nominale contro rendimento reale
Il 3,80% di cedola di un BTP non finisce tutto in tasca. Va tolta la tassazione al 12,5%, e va tolta l’inflazione al 3,0%. Il calcolo spiccio: 3,80% lordo meno tassazione porta a circa 3,32% netto nominale; meno inflazione al 3,0%, il rendimento reale scende a circa 0,3% l’anno. Poco, ma positivo – la prima volta in anni che un titolo di Stato italiano rende qualcosa di reale, non solo sulla carta.
Per le azioni il calcolo è diverso, perché il rendimento non è garantito né fisso. Il +26% del FTSE MIB negli ultimi dodici mesi a luglio 2026 racconta una fase, non una media di lungo periodo: quello che conta, per chi investe in azioni, è il CAGR – quanto hai guadagnato davvero ogni anno, tolto il rumore dei singoli anni buoni o cattivi – misurato su un orizzonte di almeno un decennio, non sui dodici mesi più recenti.
C’è un secondo fattore che l’azionario non regala e l’obbligazione sì: sapere quando incassi. Con un BTP conosci la data di rimborso e l’importo di ogni cedola dal giorno dell’acquisto. Con un’azione no: il dividendo può salire, scendere o sparire, e il prezzo di vendita lo scopri solo il giorno in cui vendi. Per questo il confronto sul rendimento non si chiude con un numero più alto. Si chiude con una domanda: quel rendimento ti serve certo a una data precisa, o puoi aspettare che il mercato faccia il suo corso?
Come costruire un portafoglio bilanciato oggi
Non è più “azioni o obbligazioni”. È quanto di ciascuna. Con i tassi tornati in territorio positivo, le obbligazioni tornano ad avere un ruolo reale in portafoglio – non solo quello di parcheggio in attesa di tempi migliori. Se sul lato azionario parti da zero, la scelta dei titoli è un lavoro a sé: ne abbiamo scritto in come comprare azioni.
Non mettere tutto in un cassetto – e non mettere tutti i cassetti nello stesso mobile. Chi ha un orizzonte lungo, penso a un trentenne che investe per la pensione, può permettersi una quota azionaria alta: il tempo assorbe le oscillazioni. Chi si avvicina a un obiettivo – comprare casa tra tre anni, andare in pensione tra cinque – ha bisogno di prevedibilità, e lì le obbligazioni offrono oggi qualcosa che tre anni fa non c’era: un rendimento che vale la pena incassare, non solo un posto dove parcheggiare capitale.
Un esempio concreto. Prendi 100.000 euro e tre profili. Il trentenne che investe per la pensione ha trent’anni davanti: può tenere 80.000 in azioni e 20.000 in obbligazioni. Se il mercato perde il 30% in un anno storto, ha il tempo di recuperare, e intanto incassa le cedole della quota obbligazionaria. Chi compra casa tra tre anni ribalta lo schema: 30.000 in azioni, 70.000 in obbligazioni con scadenza allineata all’obiettivo, così il capitale che gli serve a breve non dipende dall’umore del mercato. Chi è a cinque anni dalla pensione sta nel mezzo, intorno al 50 e 50, e sposta verso le obbligazioni man mano che la data si avvicina.
Le cifre non sono regole: sono un punto di partenza. La proporzione giusta non è un numero valido per tutti, e non la decide il rendimento atteso. La decide una sola domanda: quanto puoi vedere scendere il portafoglio senza vendere nel momento peggiore, quando il mercato crolla e la tentazione di uscire è più forte? Rispondi a quella, e hai la tua percentuale.
Errori comuni da evitare
Il primo errore è la concentrazione: tutto in un titolo, o tutto in un settore, è come scommettere tutto su un cavallo. Vale per le azioni quanto per le obbligazioni – un portafoglio con un solo emittente obbligazionario porta lo stesso rischio di un portafoglio con un solo titolo azionario.
Il secondo errore è inseguire il rendimento appena passato. Chi ha spostato tutto sull’azionario nel 2023, perché le obbligazioni non rendevano, oggi si trova con un portafoglio sbilanciato proprio mentre le obbligazioni tornano interessanti. La cronologia dei rendimenti recenti non è una guida per il futuro – è solo la fotografia di ciò che è già successo.
Il terzo errore è ignorare l’orizzonte temporale reale dei propri obiettivi. Un’azione comprata con l’idea di rivenderla tra un anno non è un investimento – è una scommessa a breve termine mascherata da investimento di lungo periodo.
La proporzione giusta tra azioni e obbligazioni non la decide il mercato, e nemmeno chi ti vende il prodotto del momento: la decide la tua situazione. Orizzonte, obiettivi, quanto puoi vedere scendere il portafoglio senza vendere nel panico. Il tuo consulente ti ha mai fatto queste domande prima di proporti un prodotto? Nevist SCF è una società di consulenza finanziaria indipendente: non colloca prodotti e non incassa commissioni su ciò che consiglia. Analizziamo il tuo portafoglio e decidiamo con te quanto peso dare oggi ad azioni e obbligazioni, con i tassi che sono tornati a muoversi. Prenota una valutazione gratuita del portafoglio. Prima di ribilanciare, parliamone.
Domande
Conviene comprare BTP invece di azioni nel 2026?
Dipende dall’orizzonte temporale. Se il capitale serve entro pochi anni, o l’obiettivo è ridurre la volatilità del portafoglio, un BTP con cedola al 3,80% è oggi più interessante di due anni fa. Se l’orizzonte supera i 10 anni e la volatilità è sopportabile, le azioni restano lo strumento con il potenziale più alto.
Le obbligazioni sono più sicure delle azioni?
In generale sì – un’obbligazione ha una scadenza e un capitale garantito dall’emittente, un’azione no. L’eccezione: se l’emittente, Stato o azienda, va in difficoltà, il capitale dell’obbligazione è a rischio quanto quello di un’azione.
Serve rivedere il portafoglio ora che le obbligazioni rendono di nuovo?
Sì, se la componente obbligazionaria è rimasta ferma a livelli pensati per l’era dei tassi a zero. Le nuove emissioni rendono di più: un portafoglio costruito nel 2022 sottopesa probabilmente le obbligazioni rispetto a quanto converrebbe oggi.





