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ETF ed ETCIl fattore Momentum negli ETF: cos’è e come sfruttarlo davvero

Il fattore Momentum negli ETF: cos’è e come sfruttarlo davvero

Tabella dei Contenuti

Nel 2023 il fattore Momentum ha reso il 12,25%. Il mercato mondiale, lo stesso anno, il 24,42%. La metà. Poi, nel 2024, la stessa identica strategia ha reso il 30,56% contro il 19,19% dell’indice globale – undici punti sopra. Stessa metodologia, due anni consecutivi agli antipodi.

Questo è il Momentum: sul lungo periodo batte il mercato, ma lo fa a strappi. Chi lo compra aspettandosi una linea retta si spaventa e vende nel momento peggiore. Cos’è, quanto ha reso davvero e come tenerlo in portafoglio senza rimetterci – partiamo da qui.

Cos’è il fattore Momentum e perché funziona

Il fattore Momentum è una delle anomalie più documentate della finanza. L’idea è semplice: i titoli che hanno corso bene negli ultimi mesi tendono a continuare a correre ancora un po’, e quelli che sono andati male tendono a restare indietro. Non per sempre. Per qualche mese. Il Momentum non guarda a quanto vale un’azienda – guarda solo alla direzione del suo prezzo. È come una pallina che rotola: finché nessuno la ferma, prosegue nella direzione che ha preso.

Gli ETF fattoriali – prodotti che isolano un singolo motore di rendimento come Momentum, valore, qualità, dimensione e bassa volatilità – hanno portato questa strategia dentro il portafoglio di chiunque, non solo dei gestori istituzionali. Per la definizione tecnica dell’indicatore puoi vedere il glossario di Borsa Italiana.

La definizione: i vincitori tendono a restare vincitori 

Un titolo con Momentum alto è un titolo che ha già corso. La strategia lo compra proprio per questo, nella convinzione che l’inerzia del prezzo non si esaurisca subito. Se una strategia così semplice batte il mercato da trent’anni, perché il mercato non l’ha già cancellata? Perché richiede di comprare ciò che è già caro e di venderlo prima che il trend si rompa – e quasi nessuno riesce a farlo con disciplina, soprattutto quando la scommessa gli si ritorce contro.

Le basi comportamentali: perché il mercato reagisce in ritardo

L’extra rendimento nasce da come ragionano gli investitori. Tendiamo a incorporare le buone notizie nei prezzi con lentezza, e a tenerci stretti i titoli vincenti oltre il dovuto. Questo ritardo crea il trend, e il Momentum lo cavalca con metodo. Non è magia. È psicologia di massa, sfruttata a freddo.

Il periodo di osservazione: 6 e 12 mesi, meno l’ultimo

I modelli più diffusi misurano la performance degli ultimi 6 e 12 mesi, escludendo l’ultimo mese per evitare i rimbalzi di breve che sporcano il segnale. Il paniere viene aggiornato a intervalli regolari, e ogni aggiornamento cambia molti titoli. Questo turnover elevato – il tasso di ricambio del portafoglio – è più alto rispetto a un indice tradizionale, e si paga.

Quanto ha reso davvero il Momentum

Sul lungo periodo la strategia ha battuto il mercato. Dal 1994 l’indice MSCI World Momentum ha reso il 12% lordo annualizzato, contro il 9% del MSCI World tradizionale. Tre punti l’anno, per trent’anni, sono un abisso una volta capitalizzati.

Trent’anni di dati per un indice nato nel 2013. Prima di quella data sono tutti backtest: la formula applicata al passato, non soldi veri sul mercato. La parte vera è più corta. Negli ultimi 10 anni – quelli davvero investiti – il Momentum ha reso il 16,61% lordo annualizzato, il mercato globale il 13,70%. Lo scarto resta anche senza il simulato.

Ma la media nasconde la parte scomoda. Ecco cosa è successo davvero, anno per anno:

Tabella performance annualizzata lorda in USD
Rendimenti lordi in dollari. Fonte: MSCI World Momentum Index, factsheet 30 giugno 2026.

Guarda il 2021 e il 2023: due anni interi a rendere la metà del mercato, mentre il resto del mondo correva. Poi il 2024, il riscatto. Saresti rimasto investito nel 2023, guardando l’indice globale correre il doppio di te per dodici mesi? Questa è la vera domanda, non quanto rende in media. La media la incassa solo chi resta seduto anche quando fa male.

Come gli ETF Momentum costruiscono la strategia

Un ETF Momentum non fa scommesse discrezionali. Replica un indice che seleziona i titoli con il segnale più forte dentro un universo definito – di solito il MSCI World, circa 1.300 azioni, da cui vengono estratti i 350 nomi con il Momentum più alto.

Selezione e ponderazione dei titoli

I titoli entrano in base al punteggio di Momentum e vengono pesati combinando quel punteggio con la capitalizzazione. Chi corre di più e pesa di più, comanda l’indice. Semplice, meccanico, senza opinioni.

Il ribilanciamento semestrale (e il costo che porta con sé)

L’indice MSCI viene rivisto due volte l’anno, a maggio e a novembre, con regole cuscinetto per limitare il ricambio inutile. A ogni revisione entrano i nuovi vincitori ed escono quelli che hanno perso spinta. Ogni ribilanciamento è come un trasloco: cambi casa più spesso degli altri, e ogni trasloco ha un costo. Quel costo non lo vedi in fattura, ma erode il rendimento dall’interno.

Replica totale vs campionamento ottimizzato

Nessuno dei due grandi ETF World Momentum usa la replica sintetica: comprano entrambi azioni vere, non swap. La differenza tra loro è un’altra. L’Xtrackers usa la replica totale: compra tutti i titoli dell’indice, uno per uno. L’iShares usa il campionamento ottimizzato: compra un sottoinsieme rappresentativo, scelto per riprodurre il comportamento dell’indice senza detenere ogni singola azione. È la differenza tra rifare una ricetta con tutti i 40 ingredienti o con i 30 che ne determinano il sapore.

Sulla carta la replica totale è più fedele, perché non lascia fuori nulla. Il campionamento è più economico da gestire e taglia i costi di transazione sui titoli meno liquidi. Nella pratica, su questo indice, la distanza è minima – come mostra il confronto più avanti tra i due prodotti. La scelta del metodo di replica, qui, non è il criterio che decide.

I principali ETF Momentum sul mercato

Sul mercato europeo del World Momentum due prodotti coprono quasi tutto. Hanno lo stesso TER (Total expense ratio) – il costo annuo di gestione, pari a 0,25% – ma non sono identici.

Tabella comparativa ETF MSCI world momentum
Entrambi ad accumulazione e domiciliati in Irlanda. Dati fondi: luglio 2026.

L’iShares Edge MSCI World Momentum Factor UCITS ETF (IWMO) è il più grande e liquido, con quasi 5 miliardi in gestione: replica per campionamento il MSCI World Momentum. L’Xtrackers MSCI World Momentum UCITS ETF (XDEM) segue lo stesso indice ma a replica totale. A parità di costo, per un investitore retail la differenza pratica è minima: contano liquidità e coerenza con il resto del portafoglio.

Attenzione però a fermarsi al TER. Lo 0,25% è solo la commissione dichiarata: è quello che leggi in vetrina, non lo scontrino finale. Il KID – il documento informativo che ogni emittente deve pubblicare – aggiunge i costi di transazione interni, quelli generati dai ribilanciamenti. Sommandoli, il costo annuo reale sale a circa lo 0,35% per l’iShares IWMO e lo 0,34% per l’Xtrackers XDEM. Non è una voragine, ma è un terzo in più rispetto al numero pubblicizzato – ed è la parte che il turnover del Momentum si porta dietro.

La prova sta nei numeri. Dal lancio, i due ETF – stesso indice, metodo di replica diverso – hanno prodotto quasi lo stesso risultato. Entrambi praticano il prestito titoli per abbassare le spese: prestano temporaneamente le azioni in portafoglio in cambio di una commissione che rientra nel fondo. Il campionamento dell’iShares non ha penalizzato l’investitore: anzi, nel periodo ha chiuso un soffio avanti.

Confronto dal 3 ottobre 2014 al 7 luglio 2026
Andamento a confronto dal 3 ottobre 2014 al 7 luglio 2026, in euro: iShares IWMO, Xtrackers XDEM. Fonte: justETF.

Esistono anche versioni del fattore costruite su singole aree – il MSCI USA Momentum e il MSCI Europe Momentum – più concentrate perché puntano su un solo mercato. Sono strumenti più ciclici e più difficili da dosare. Per un portafoglio tradizionale, un Momentum mondiale è più semplice da gestire: una sola posizione, diversificata su 23 Paesi sviluppati, che non ti costringe a bilanciare l’esposizione tra continenti. Stai scegliendo l’ETF giusto per il tuo portafoglio, o solo quello con il nome che riconosci?

I rischi che nessuno ti racconta prima

Il Momentum ha un lato che le brochure mettono in fondo, in caratteri piccoli.

Volatilità e concentrazione settoriale

La strategia compra ciò che ha già corso. Quando un settore vola, l’indice si riempie di quel settore. Comprare Momentum a fine 2021 voleva dire ritrovarsi il portafoglio gonfio di tecnologia – gli stessi titoli che pochi mesi dopo hanno guidato il crollo del 2022. La diversificazione, in quei momenti, è solo apparente.

Il rischio reversal: quando il trend si rompe

Il reversal è l’incubo del Momentum: l’inversione improvvisa del trend. Finché i vincitori salgono, tutto fila. Ma quando il mercato gira di colpo, la strategia è ancora carica dei titoli sbagliati – il treno lanciato che entra in curva troppo veloce. Le perdite, in quei passaggi, arrivano tutte insieme.

Il fattore non è garantito

Il fatto che il Momentum abbia sovraperformato in passato non obbliga il futuro a ripetersi. Può attraversare anni di sottoperformance, come il 2021 e il 2023 dimostrano. Il tuo consulente ti ha mostrato quegli anni, o solo la media trentennale? Un fattore si compra sapendo che ci saranno stagioni lunghe e frustranti in cui il mercato normale ti batte. Se questo ti fa vendere, il fattore non fa per te.

Come integrarlo nel portafoglio senza farsi male

Un portafoglio si costruisce sulla persona, non sul prodotto di moda. Nevist SCF affianca l’investitore in ogni fase – dalla valutazione del rischio alla scelta degli strumenti, fino al monitoraggio e ai ribilanciamenti nel tempo. Il Momentum, dentro questo lavoro, ha un ruolo preciso e limitato.

Satellite, non core: la quota giusta

Il core del portafoglio è il pavimento di casa: azionario globale diversificato, solido, che regge tutto il resto. Il Momentum è il tappeto sopra: lo metti per dare carattere, ma se cede lo togli senza far crollare la struttura. Tenerlo tra il 5% e il 15% dell’azionario è una misura sensata per la maggior parte dei profili. Oltre, smette di essere un accessorio e diventa una scommessa.

Orizzonte lungo e monitoraggio del rischio

Un fattore ha bisogno di tempo per esprimersi – parliamo di cicli pluriennali, non di trimestri. E va tenuto d’occhio, perché il suo contributo al rischio complessivo cambia a ogni ribilanciamento. Quanto del tuo portafoglio sei disposto a vedere sottoperformare per due anni di fila senza toccarlo? La risposta a questa domanda vale più di qualsiasi TER.

Il Momentum ha senso per te?

Il Momentum non è un prodotto da comprare e dimenticare. È uno strumento che rende solo a chi ha la struttura giusta intorno e la disciplina per tenerlo negli anni storti. Da solo non basta: conta la quota, il resto del portafoglio, e la testa per non vendere nel momento peggiore.

Nevist SCF costruisce il tuo portafoglio su misura e decide con te se – e quanto – il Momentum ha senso per i tuoi obiettivi. Prenota una consulenza: vediamo insieme se questo fattore ha un posto nel tuo portafoglio, o se stai per comprare volatilità che non ti serve.

Domande 

Dipende dal ruolo che gli dai. Come satellite di un portafoglio già diversificato, sì: sul lungo periodo il fattore ha aggiunto rendimento. Come scommessa principale, no.

Tra il 5% e il 15% della componente azionaria per la maggior parte dei profili. La quota esatta dipende dalla composizione del tuo portafoglio e dal tuo profilo di rischio.

A parità di costo (0,25% di TER, circa 0,34–0,35% all-in con i costi di transazione indicati nel KID), l’iShares IWMO è più grande e liquido, l’Xtrackers XDEM usa replica totale. Per un investitore retail la differenza pratica è minima: contano di più liquidità e coerenza con il resto del portafoglio.

Le plusvalenze sugli ETF armonizzati UCITS scontano il 26%. La scelta ad accumulazione, comune a questi prodotti, rinvia la tassazione al momento della vendita.

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